Tanti progetti per il futuro dell’associazione riminese contro la violenza sulle donne

Buon compleanno Rompi il silenzio

di Paola Gualano, Associazione Rompi il Silenzio

Pubblicato su www.womenews.net   (19/11/07)

L’Associazione di volontariato contro la violenza alle donne di Rimini, al suo secondo compleanno, fa un primo bilancio delle sue attività.

Il 26 ottobre Rompi il silenzio ha compiuto due anni. Nessuno credeva, noi per prime, che l’Associazione sarebbe cresciuta così tanto e che si sarebbe affermata nel nostro territorio come punto di riferimento per i casi di violenza contro le donne.
Eravamo consapevoli, solo di avere il bisogno di fare qualcosa per le donne vittime e della necessità di creare un luogo in cui le donne potessero essere accolte da ‘donne’, senza mediazioni di tipo tecnico e senza delegare, come era stato fino a quel momento, l’aiuto a figure professionali.

La scelta di un nome che ci identificasse non era stata difficile man mano che prendevamo coscienza della complessità e vastità del fenomeno che avevamo deciso di affrontare: volevamo aiutare le donne a ritrovare la voce, volevamo urlare insieme a loro.
Dopo i primi contatti con alcuni dei Centri Antiviolenza della Regione, in particolare Faenza e Ravenna, organizzati soprattutto per capire quale poteva essere il nostro ruolo in una provincia nella quale si parlava troppo poco di violenza, arriva l’incontro fortuito con l’istituzione: la Provincia ci apre le porte e la delegata provinciale alle Pari Opportunità e Politiche di Genere, che da subito crede in noi, ci permette di frequentare il primo corso di formazione per operatrici volontarie dei Centri Antiviolenza.

Si formano le prime 9 operatrici, che, nel giro di brevissimo tempo, attivano un centralino telefonico (per appuntamenti telefonare lunedì – mercoledì – venerdi dalle ore 15,00 alle ore 19,00 al n. 3465016665) e dallo stesso periodo, nonostante la mancanza di una sede fissa e l’utilizzo di ambienti ‘di fortuna’, iniziano a ricevere le donne per i colloqui individuali. In soli 14 mesi di attività viene iniziato un percorso con 23 donne, numero di tutto rispetto se si pensa alla ancor scarsa visibilità dell’Associazione, alla totale mancanza di fondi e che tutta la gestione, dall’attività’ amministrativa a tutto ciò che concerne la relazione con le donne, è affidato a volontarie.

Viene costruito uno spazio in piena autonomia, grazie anche alla disponibilità di Meris Soldati che ci ospita presso la sede sindacale di Via Marzabotto mettendoci a disposizione una stanza, che garantisce l’anonimato e fornisce servizi completamente gratuiti, spazio in cui donne in temporanea difficoltà per avere subito violenza sessuale, fisica o psicologica, possono trovare ascolto ed accoglienza, riflettere in tranquillità e costruire un proprio percorso di uscita dalla violenza attraverso la relazione e il confronto con altre donne: dal riconoscimento della donna come soggetto attivo nel proprio processo di autonomia, consegue che la relazione non risponde solo a caratteri di pura assistenza, ma a quelli della solidarietà e del massimo diritto alla riservatezza.