Donne che rompono il silenzio

Pubblicato su ilPonte   (13/12/08)

RIMINI: Il profilo tipo della vittima: italiana, sposata e sopra i 40 anni. I dati 2008: 58 donne hanno chiesto aiuto allo sportello Dafne, 62 al centro antiviolenza. L’indagine: secondo l’82% delle interpellate, tutte sono a rischio.

Ha più di quarant’anni, è per lo più italiana e coniugata: è questo, nella maggioranza dei casi, il profilo della donna che ha subìto violenza secondo il ritratto fornito dalle psicologhe della Casa delle donne di Rimini. Alla struttura di piazza Cavour, in meno di dieci mesi (dal 22 gennaio 2007 al 20 novembre 2008) si sono rivolte oltre 1200 persone secondo i dati illustrati dall’assessore comunale alle Pari Opportunità, Karen Visani, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne del 25 novembre scorso.

Il profilo della sofferenza
Entrando nel dettaglio, su un totale di 1207 utenti, oltre 500 dei quali provenienti da Rimini, 239 hanno richiesto un sostegno psicologico, 111 hanno manifestato la necessità di maggiori pari opportunità e servizi territoriali rivolti alle donne e 58 hanno denunciato una violenza allo sportello Dafne 19, in particolare, i casi accolti nel 2008 da questo importante servizio. Donne vittime di violenze psicologiche, fisiche, sessuali, economiche e di stalking (letteralmente, perseguitare: una serie di atteggiamenti di persecuzione e minaccia) soprattutto da parte dell’ex marito o del convivente. ‘Si tratta – spiega la psicologa Alice Pari, operatrice della Casa delle donne – soprattutto di donne riminesi, dato che le straniere preferiscono rivolgersi agli sportelli sociali. Ci occupiamo di donne soprattutto al di sopra dei 40 anni, con figli maggiorenni o senza figli, che hanno alle spalle storie di violenza anche decennali e che decidono di uscirne. Il nostro lavoro è quello di offrire loro un sostegno e una opportunità per uscirne e ricostruirsi una vita\”.

Donne che rompono il silenzio
Non sempre, tuttavia, ci si riesce a munire del coraggio necessario per denunciare quanto subìto – soprattutto quando il ‘nemico’ è dentro casa, cioè nella maggioranza dei casi – e talvolta quella di uscire allo scoperto diventa una scelta maturata dopo un lungo periodo di sofferenze psicologiche e fisiche, quando la resistenza è ridotta allo stremo. O per la paura di ripercussioni in famiglia o per il terrore di coinvolgere i figli o, semplicemente, per problemi di tipo materiale come la scarsa autonomia economica dal marito o dal convivente: molto spesso si sceglie di sopportare in silenzio aspettando che quella luce in fondo al tunnel prima o poi arrivi.
È un altro importante dato rilevato da chi opera in favore delle donne vittime di violenza. Come l’associazione di volontariato riminese Rompi il silenzio, fondata nel 2005 all’interno della rete nazionale dei Centri antiviolenza, con l’obiettivo di offrire sostegno con l’aiuto di psicologhe, ginecologhe, consulenti legali ponendo al centro sempre il rapporto tra le donne che chiedono aiuto e le volontarie (attualmente sono 14). Se nel 2006 (dati giugno-dicembre) sono state 7 le donne che hanno chiesto aiuto, nel secondo anno il numero è salito a 49.