Violenza sulle donne, la riflessione della vicepres. di Rompi il Silenzio. La piaga della violenza sulle donne è tornata tristemente alla ribalta delle cronache a causa dei ripetuti episodi degli ultimi giorni. Anche a Rimini la scorsa settimana una donna ha denunciato l’ex convivente, un 36enne riminese, che da anni la molestava.

Pubblicato su www.newsrimini.it   (17/02/09)

I casi di cui si occupa l’associazione riminese Rompi il silenzio, in linea con quelli nazionali, confermano che la violenza di genere non può essere semplicisticamente identificata come problema di sicurezza pubblica o comodamente scaricata solo sugli stranieri.
Lo conferma la vicepresidente dell’associazione, Paola Gualano, intervenuta alla trasmissione Tempo Reale su Radio Icaro-Icaro Rimini TV.
“Lo scorso anno – ha detto – abbiamo accolto 73 donne, 69 si erano rivolte a noi per la prima volta. Nella maggioranza dei casi la violenza denunciata è stata perpetrata da familiari o comunque persone molto vicine alla vittima. Solo in tre casi il responsabile era uno sconosciuto.”
“La percezione della violenza nell’immaginario collettivo – ha spiegato ancora la Gualano – sembra in quest’ultimo periodo costruita ad arte da politica e giornalisti: la donna viene dipinta come vittima e l’aggressore come un mostro. La risposta politica in questo senso può andare solo nel verso di un maggior controllo del territorio. Ma così facendo viene cancellato l’aggressore in quanto uomo e la realtà statistica (sono preponderanti le violenze entro le mura domestiche). Si punta il dito solo contro l’extracomunitario. Quando a commettere violenza è un ragazzino di buona famiglia annebbiato dall’alcol o un uomo insospettabile siamo invece molto più leggeri nei nostri giudizi, quasi disposti a perdonare.
Se si fa passare il concetto che ad aggredire la donna non è il maschio in generale ma solo una certa etnia diventa molto più complicato aiutare e prevenire questi episodi.”

Le volontarie di Rompi il silenzio, in rete con le istituzioni, continuano intanto ad ascoltare le vittime di abusi, che sempre più si rivolgono a loro. Con un atteggiamento di accoglienza, non di giudizio. Quel giudizio di cui purtroppo le donne troppo spesso hanno paura. Soprattutto quando la colpa delle violenze si nasconde dietro la miopia o l’ipocrisia.