Soldati e belle donne… lettera aperta delle Donne di Rompi il silenzio (29/01/09)

Se ne imparano sempre, di cose nuove; e noi donne ne impariamo di continuo.

Per esempio, la novità di questi ultimi giorni è che, nonostante i cambiamenti nella legislazione e nel costume, la violenza sessuale sulle donne è ancora, nel pensiero di molti, un delitto contro la morale (l’onore e l’amor patrio, aggiungiamo noi) e non, come codici e coscienza sociale suggerirebbero, un delitto contro la persona.

Chi lavora come i Centri Antiviolenza e le Case delle donne per contrastare la violenza di genere in ogni sua forma, sa bene che la stragrande maggioranza degli abusi fisici e sessuali a danno delle donne non viene commessa dallo straniero, dal rom, dall’extracomunitario irregolare o regolare che sia, ma dal marito, dal padre, da cugini, fratelli, parenti di ogni grado, amici.

Ciò nonostante, vediamo ogni giorno come la violenza sul corpo delle donne venga vissuta, raccontata, comunicata dai media, e ahimè, anche sanzionata dalla magistratura, in modo molto diverso a seconda che lo stupratore sia un rom(eno), un ambulante senegalese, un muratore albanese, invece che un bravo ragazzo italiano della porta accanto.

Lo dimostra quello che anche in questi giorni siamo costrette a vedere e a sentire: “Non si può mettere un soldato al fianco di ogni bella ragazza italiana” non è solo una battuta profondamente infelice. Quello che preoccupa è che la frase potrebbe essere un sintomo, un segnale di un atteggiamento culturale che ci perseguita da tempo immemorabile.

Di solito, quello che i soldati difendono dagli attacchi del nemico straniero, salvaguardando in tal modo l’onore della patria, è il suolo natìo. Questa donna (bella, ovviamente..ma su questo lasciamo correre, noi sì, per amor di patria) che dev’essere difesa da un soldato, non è un soggetto, non è un essere umano fatto di carne e sangue che viene picchiato, stuprato e ucciso: è , come è stato per migliaia di anni e speravamo non dovesse più essere, un oggetto, un territorio, che dev’essere difeso dai soldati per non essere ‘rubato’ dai lanzichenecchi di turno.

La ferita non è al nostro corpo, che è ancora solo un’occasione per una partita di potere giocata tra uomini, (anzi, diciamo tra maschi, perché gli uomini queste partite non le giocano e non vogliono giocarle): il vulnus è all’onore, all’integrità del gruppo, che non sapendo difendere le sue proprietà (e le donne sono tra quelle più preziose e simbolicamente rilevanti), si ritrova perdente.

I cinque stupratori romeni sono stati arrestati, incarcerati, esposti al pubblico ludibrio e quasi linciati in occasione del loro trasferimento in carcere; la donna che li ha denunciati, e giustamente, è considerata un’eroina da tutto il suo quartiere.
Il giovane italiano che alla Fiera di Roma, durante il veglione di Capodanno, ha violentato una connazionale… beh, lui è già agli arresti domiciliari. E la ragazza che lo ha denunciato non solo non è considerata un’eroina, ma non ha il coraggio di camminare nelle strade del suo quartiere.