Svetlana è morta a Rimini tre giorni fa. Uccisa dal marito assieme a sua madre.

Comunicato stampa
(07/05/09)

Il suo nome si aggiunge a quelli di Hina, di Lorena, di Loretta, di tutte le altre donne vittime di una violenza sempre più frequente e sempre più feroce.

Figlie, mogli, sorelle, compagne, amiche: violentate o uccise, nella stragrande maggioranza dei casi non da un estraneo di passaggio, ma dagli uomini che per loro dovrebbero costituire il principale riferimento affettivo. Vogliamo ricordarle con forza ricevendo il testimone di questa staffetta; ma non vogliamo limitarci a ricordarle.
Sarebbe per noi meraviglioso poter vedere un giorno in cui non ci sia nessun nome, su questa linea di sangue che parte dalla Sicilia per arrivare a Brescia.
Ma le vittime ci sono; e sono una folla.
Se esistesse una lapide che ne elencasse tutti i nomi, la sua sommità si perderebbe tra le nuvole; se fossero sepolte tutte assieme, il loro cimitero sarebbe grande come una metropoli. Gli atti di violenza aumentano sempre di più, nel numero e nella gravità: e per lo più, come abbiamo visto, sono violenze domestiche. Quando è la casa, luogo della sicurezza per eccellenza, a diventare una trappola mortale, le donne sono troppo spesso indifese. Perché la violenza che subiscono è poco visibile (e ancor meno contrastata) all’esterno, e perché ancora in tante pensano che chiedere aiuto contro un marito o un padre costituisca una vergogna, un irrimediabile danno sociale per tutta la famiglia; soprattutto, si pensa che la propria incolumità non sia altrettanto importante. E allora si resta, ma si rischia la vita..e a volte la si perde.
Chi opera in un Centro Antiviolenza, come noi di Rompi il Silenzio, sa bene che in questi casi la sola difesa efficace è la fuga, l’allontanamento da quelle quattro pareti trasformate in una gabbia.

Ed è a questo punto, che le Istituzioni devono fare un passo in più.
Noi di Rompi il Silenzio ci appelliamo a loro pubblicamente: questa provincia ha bisogno di una casa di accoglienza.

Ci sono donne, ci sono tante Svetlane o Lorette che non dovrebbero tornare a casa ma sono obbligate a tornarci, perché non è possibile proporre loro una soluzione alternativa.
Il nostro Centro Antiviolenza opera nel territorio provinciale fin dal 2005 esclusivamente attraverso personale volontario regolarmente formato; facciamo parte del Coordinamento regionale dei Centri Antiviolenza, e siamo l’unico referente locale per il numero di emergenza nazionale 1522.
Ci siamo più volte dichiarate disponibili a gestire la casa di accoglienza, siamo pronte.
Non è più il tempo per le parole: è venuto il tempo di agire, di rispondere a un’urgenza non più rinviabile; oppure ci si assuma la responsabilità istituzionale e politica di spiegare a noi e alle donne la ragione per la quale Rimini, praticamente sola tra le province dell’Emilia-Romagna, non è in grado di assicurare rifugio e protezione in una casa gestita da un Centro Antiviolenza alle Svetlane e alle Lorette della nostra terra, ma può soltanto continuare, giorno dopo giorno, a commemorarle pubblicamente dopo la morte.